venerdì, 29 giugno 2007
Scritto da gommosa alle 20:52

Correva l'anno 2007. Ovvero quest'anno. In una data imprecisata, pressocchè al primo albeggiare delle belle giornate. La gommy si avviava con sospetta allegria ad iniziare una giornata di lezioni pesanti et pallose all'università.

Il buongiorno di vede dal mattino. E poi si sa il mattino ha l'oro in bocca. Anche se io sto ancora a cercarlo quest'oro che devo fare la catenazza truzza, che poi per dispetto la devo regalare a mio padre. Insomma dicevo la gommy, spinta da una bella giornata, col clima mite, pensò di indossare la sua prima scarpettina senza calze.

Di quelle scarpettine che ti devono stare al piede come un guanto. Sennò cammini come una papera su un letto di uova. Ma io che ho il piede piccolo e pure sottile non avevo previsto la possibile possibilità che il piede nel corso dell'inverno mi si fosse rimpicciolito. Cosa che avviso tutti è nota come sindrome da rifugio in se stessi dei ditini piccini picciò.

Dopo una interminabile attesa ed un improbabile colloquio con un sudamericano che cercava rifiugio politico proprio a casa mia, arriva un autobus. Ma non il mio. E allora e dalli che riaspetti altri venti minuti, e dalli che il sudamericano a sto punto era pronto per una proposta di matrimonio, così c'aveva il permesso di soggiorno. Mica perchè gli piacevo. 

Arriva finalmente il catorcio che mi avrebbe salvato dall'omaccione con i malsani intenti. L'autista apre le porte per farmi salire. Io salgo. Si richiudono le porte. 

La sensazione che ho avuto subito dopo la chiusura delle porte è stata di freddo, sporco, ma anche un pò di solitudine. Quelle sensazioni che ti lasciano il vuoto dentro. Che non sai perchè ti succedono. E stai lì a pensarci. Immobile. Davanti all'autista.

Mentre facevo queste elucubrazioni, e mi interrogavo sui perchè del mondo, come ad esempio

Perchè se Dio c'e' non mi ha reso più bella e magra?

Perchè se Dio c'e' non esiste il teletrasporto?

Perchè Valeria Marini c'ha i soldi e io no?

E via così. Per farvela breve. Mentre io sospiravo dinnanzi a  cotanta manchevolezza del mondo odierno, mi accorgo di essere salita sull'autobus, ma di aver lasciato a terra un pezzo di me. Della mia parte più intima.
Si una scarpa.

Avevo perso una scarpa. Ma come si fa. Cioè uno sale sull'autobus e perde una scarpa. Dico io è normale? 

Fatto stà, che l'autobus era ripartito. E nel panico, ma anche con la grazia e lo stile che mi contraddistingue sempre ho declamato:

"Ma porca di quella grandissima BIP, eccheccaBIP, mi capitano tutte a me, vaffanBIP.
 
Fermi tutti. Ho perso una scarpa. Autista si fermi"

L'autista mi ha guardato incredulo. Un pò scioccato per la tiritera di santi che avrò buttato giù, un pò per la mia idiozia. Comunque ha avuto pietà di me e si è fermato. 

Ora l'idea era scendere e zompettare su un piede solo e arrivare fino alla fermata. Probabilmente sarei stata lo zimbello di tutti. Ma che potevo fare? 
Fortuna volle che il sudamericano di prima, mosso a compassione aveva inseguito l'autobus con la mia scarpina in mano. E poi si sa i sudamericani corrono come delle schegge. Insomma arriva mi da la scarpina mentre io sono ancora sull'autobus. Ma gente comincia a spazientirsi. L'autista mi minaccia di farmi pagare gli straordinari. Saluto velocemente il sudamericano. Gli dico che lo sposerò per ringraziarlo. Si chiudono le porte. Riparte l'autobus.

Infilo la scarpina. Mi giro verso l'autista, che mentre guida mi guarda impietoso e dice:

"Aho a cenerentola, essì che l'autobusse è aranscione. Ma te pare che lo poi scambià pe na zucca? "  

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giovedì, 28 giugno 2007
Scritto da gommosa alle 12:03

Queste cose succedono sempre quando si fanno cattive amicizie nel web. Essì perchè nella vita reale non si accettano mai le caramelle dagli sconosciuti. Qua non si dovrebbero accettare le catene.
Ma poi visto che sono, in fondo, ma molto in fondo, buona ho deciso di farmi incatenare da una catena.
Quella in cui si parla di 5 canzoni favorite abbinate ad altrettante bevande.

Vabbuò. Ci provo.

Apriamo la rubrica Canta Che Ti Passa (a prendere la Neuro)

1) Dammi una lametta che mi taglio le vene - Rettore  ----->    Alcool Denaturato

Non cominciamo con le critiche. A me questa canzone piace.
E comunque piacerebbe a tutti dopo una sana bevuta di acool denaturato.

2) The lion sleeps tonight - Autore sconosciuto -----> CaffèlatteCereali

Non so chi sia il genio che ha scritto questa canzone, dal testo così profondo, ma è lei la colonna sonora di ogni mia mattina. Ne segue ovviamente il ballettino dell'ippopotamo magistralmente imitato da me.

In alternativa la mattina canto
3)
Georgie - Sigle Cartoni Tv

Non vi spaventate, il cartone animato faceva schifo anche a me. Ma alcuni stralci della sigla mi sono sempre rimasti in mente. Fa pressappoco così:

" Georgie che corre felice sul prato.
Nel suo orizzonte che sembra fatato.
E poi d'incanto non è più bambinaaaa.
Ma si risveglia che è scema e cretinaaaaaaaa "

4) Mi scappa la pipì papà - Pippo Franco  ----> Anguria

Oh lo so che l'anguria non è una bevanda. Ma avete idea di quanta pipì faccia fare?

5) Ne pizzicau lu core - qualsiasi artista salentino -----> Sangria

Questo per ricordare sempre le mie origini. E ballare come una invasata a piedi nudi sull'erba d'estate. In questo link ne potete saggiare la profondità del testo. Per le eventuali traduzioni rivolgersi qui.

 
Per gli appassionati del trash sappiate invece che la canzone che mio padre dedicava sempre a mia madre da giovani era degli Squallor e il pezzo saliente declamava:

"Che c'avresti pure una bella pelle. So le squame che te fregano!"

Si a casa mia si ascolta musica di merda.

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martedì, 26 giugno 2007
Scritto da gommosa alle 20:41

Ci sono tante cose di me che non sapete.

Io sono mora, non bionda. Sono mediterranea dentro e fuori. Faccio colazione con caffèlattecereali d'inverno, col frappè l'estate. Adoro dormire, e quando posso mi sparo quelle 12-13 ore di sonno di filato. E non mi sveglio neanche un nanosecondo. Mi piace studiare di notte, specialmente in estate, quando la città dorme. Non ho peli sulla lingua. Se mi stai sulle palle lo capisci senza che io te lo dica. Accetto lo scherzo. Ma sono terribilmente vendicativa. Mi mancano gli ultimi esami. Sto scrivendo la tesi in elettronica.

Una tesi che non mi sta facendo dormire la notte. Perchè non ho voluto piegarmi alle idee del professore ed ho voluto proporla io. Perchè è una tesi progettuale. Perchè il congegno che voglio sviluppare non esiste e me lo devo inventare, e deve anche funzionare non solo sulla carta.

Il papino mi ha dato una mano. E si è proposto di finanziare anche i miei esperimenti, disastrosi per il momento. Ma quando gli ho parlato di un componentino, che sarebbe l'optimum per il progetto, ma che costa 300 euro nonostante le dimensioni di un cm quadrato, mi ha abbandonato e mi ha suggerito di trovarmi un altro padre.

Così io passo le mie notti a studiare e a pensare alla tesi. Tutto il resto della giornata lo passo a cazzeggiare.

Ma ieri a notte fonda mentre ero in crisi sul mio libro di strumentazione for dummies, mi squilla il cellulare. Un messaggio. Papà. Mi chiedeva di accendere immediatamente il messenger, perchè doveva farmi leggere un importantissimo file, che aveva trovato per me e per la mia tesi.

Fantastico. Mi fiondo. Entro in msn ed avvio una conversazione con quell'uomo di cinquantanni suonati che come avatar ha un Homer J Simpson, spanzato e smutandato in poltrona e con la birra in mano. Penso che gli si addica molto come immagine.

"Ciao papi"

"Ciao tesoro"

"Allora, dai dai che mi hai portato?" dico come una bambina che sta per scartare un regalo.

"Ascoltami. Ho fatto una estenuante ricerca. Sono giorni che non chiudo occhio..."

"Oddio papà mi dispiace. Ma non ti devi preoccupare. Ho tutta l'estate per prostituirmi e racimolare quei soldi.."

"No no io voglio solo il meglio per te. Ho già risolto i nostri problemi. Tieni questo file è per te"

Accetto il file dal poco ambiguo nome:TESI. Mi incuriosisco. Sarà qualche datasheet, qualche catalogo di rivenditore a prezzi stracciati, una richiesta d'aiuto. Non so.

Apro il file. Titolo: Tesi di Ingegneria: ESISTE BABBO NATALE?

Esiste Babbo Natale? Ma che diavolo...

Svolgimento: Nessuna specie conosciuta di renna può volare. Ci sono però 300.000 specie di organismi viventi ancora da classificare e, mentre la maggioranza di questi organismi è rappresentata da insetti e germi, questo non esclude completamente l'esistenza di renne volanti, che solo Babbo Natale ha visto. Ci sono due miliardi di bambini (sotto i 18 anni) al mondo. Dato però che Babbo Natale non tratta con bambini Musulmani, Indù, Buddisti e Giudei, questo riduce il carico di lavoro al 15% del totale, cioè circa 378 milioni. Con una media di 3,5 bambini per famiglia, si ha un totale di 98,1 milioni di locazioni. Si può presumere che ci sia almeno un bambino buono per famiglia. Babbo Natale ha 31 ore lavorative, grazie ai fusi orari e alla rotazione della terra, assumendo che viaggi da Est verso Ovest. Questo porta ad un calcolo di 822,6 visite per secondo. Questo significa che, per ogni famiglia Cristiana con almeno un bambino buono, Babbo Natale ha circa un millesimo di secondo per:

  1. trovare parcheggio (cosa questa semplice, dato che può parcheggiare sul tetto e non ha problemi di divieti di sosta);
  2. saltare giù dalla slitta;
  3. scendere dal camino;
  4. riempire le calze;
  5. distribuire il resto dei doni sotto l'albero di Natale;
  6. mangiare ciò che i bambini mettono a sua disposizione;
  7. risalire dal camino;
  8. saltare sulla slitta;
  9. decollare per la successiva destinazione.

Assumendo che le abitazioni siano distribuite uniformemente (che sappiamo essere falso, ma accettiamo per semplicità di calcolo), stiamo parlando di 1.248 Km per ogni fermata, per un viaggio totale di 120 milioni di Km. Questo implica che la slitta di Babbo Natale viaggia a circa 1040 Km/sec, a 3000 volte la velocità del suono. Per comparazione, la sonda spaziale Ulisse (la cosa più veloce creata dall'uomo) viaggia appena a 43,84 Km/sec, e una renna media a circa 30 Km/h. Il carico della slitta aggiunge un altro interessante elemento: assumendo che ogni bambino riceva una scatola media di Lego (del peso di circa 1 Kg), la slitta porta circa 378.000 tonnellate, escludendo Babbo Natale (notoriamente sovrappeso). Sulla terra, una renna può esercitare una forza di trazione di circa 150 Kg. Anche assumendo che una "renna volante" possa trainare 10 volte tanto, non è possibile muovere quella slitta con 8 o 9 renne, ne serviranno circa 214.000. Questo porta il peso, senza contare la slitta, a 575.620 tonnellate. Per comparazione, questo è circa 4 volte il peso della nave Queen Elizabeth II. Sicuramente, 575.620 tonnellate che viaggiano alla velocità di 1040 Km/sec generano un'enorme resistenza. Questa resistenza riscalderà le renne allo stesso modo di una astronave che rientra nell'atmosfera. Il paio di renne di testa assorbirà 14,3 quintilioni di Joule per secondo. In breve si vaporizzerà quasi istantaneamente, esponendo il secondo paio di renne e creando assordanti onde d'urto (bang) soniche. L'intero team verrà vaporizzato entro 4,26 millesimi di secondo.

CONCLUSIONE : Babbo Natale c'era, ma ora è CREPATO!!!!

Seguono barzelle sugli ingegneri.

Non faccio in tempo a mandare a quel paese l'uomo che ha permesso a mia madre di mettermi al mondo che sul messenger trovo scritto:

"Ciccia devi imparare che nella vita nessuno fa niente per te. Nemmeno tuo padre che come puoi ben vedere ti prende pure per il culo. E ne prova soddisfazione immensa. Buonanotte. Studia capra".

Si papà, ti volevo dire, dato che sei scappato via ieri sera, che sono contenta che tu ti diverta a prendermi in giro. Vedrai come sarai contento tu quando, nella pagina dei ringraziamenti della tesi metterò una tua foto in mutande sul divano immortalato nella sacra arte della pulizia delle narici. Con sotto una didascalia di questo tipo: Sono riuscita a laurearmi nonostante possegga dei geni in comune con questo individuo. Grazie Dio.

Ti voglio bene. Gommy

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lunedì, 25 giugno 2007
Scritto da gommosa alle 20:01

Quando in tv  parlano di non far uscire i vecchi da casa se c'e' troppo caldo come in questi giorni, e fuori ci sono almeno 45 gradi centigradi all'ombra, dite al giornalista di inserire anche me nella categoria.

Si che il nomignolo affibiatomi da tempo immemore dagli amici è nonna, però non pensavo fino a questo punto. Comunque fatto sta che ho messo il naso fuori dalla porta. Per fare che? Va bene confesso: mi sono scrofanata quei dieci chiletti di anguria praticamente il giorno stesso che l'ho comprata. Sono andata dal fruttivendolo.

Ho fatto una doccia preventiva, per calmare i bollenti spiriti. No non è vero, dovevo semplicemente lavarmi.

Mi sono guardata e schifata contemporaneamente per il mio aspetto fisico e per il mio biancume cutaneo.

Fresca di doccia, ho tentato di infilare i jeans. Non ci sono riuscita. Non salivano oltre venticentimetri sul ginocchio. Mi sono allarmata: vuoi vedere che l'anguria mi si è fermata tutta sui fianchi?

Poi per non deprimermi ho dato la colpa al caldo, che si sa non fa scivolare bene i tessuti sulla pelle, colpa del sudore, cattivo il caldo, ti dò le botte, e cose così.

Ho infilato una gonna, legato i capelli e sono uscita. Trotterellavo nelle mie scarpette che sono sempre troppo grandi per il mio piede minuscolo, e incontro l'egiziano poco prima di arrivare al suo banchetto. Gli comunico che avevo fagocitato tutta l'anguria, semini compresi, e lui gaudente me ne va a scegliere un'altra.

Stavolta però si offre si portarmela a casa il fratello più piccolo. Chissàcom'è ho rifiutato l'offerta e goffamente ho preso l'anguria e l'ho sollevata con un solo braccio. Svoltato l'angolo l'ho posata a terra e ho fatto una trentina di secondi di pausa, che a fare la spavalda non ce la facevo più. 

Torno a casa sconsolata, portando l'anguria in braccio come se fosse un bebè. Tant'è che quello del primo piano mi ha chiesto se gli avessi dato un nome al piccolo striato di verde.

Vista la mia proverbiale fortuna, l'ascensore era in manutenzione proprio oggi che io mi portavo da sola una quindicina di chili di anguria. Salgo le scale in una pozza di sudore e incontro Bellimbusto, quello del piano di sopra. Sarà che c'ho l'ormone facile, sarà che il tizio si è scolpito nell'arco di qualche mese un pettorale non indifferente, sarà quel che sarà, mi sono innamorata pure di lui.

Mi ha salutato con fare gentile, ma ha proseguito per la sua strada senza degnarmi di uno sguardo.

Le ipotesi per cui Bellimbusto non mi si fila di pezza sono le seguenti:

a) Ha scambiato l'anguria per un bimbo vero ed è scappato all'idea di un rapporto serio con pargolo extraconiugale.

b) Avrà sentito l'odore dell'ascella pezzata (che poi detto tra noi sudavo in ogni dove) ed è scappato all'idea di un rapporto di cui si sentiva la "puzza" di bruciato ancor prima che nascesse.

c)Il palestramento è solo finto, in realtà i pettorali dirompenti sono solo i cosiddetti muscoli di cartone e non se la sentiva di fare brutta figura.

d) Ho davvero un culo troppo grosso.

Come dice una mia amica ai poster l'ardua sentenza.

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venerdì, 22 giugno 2007
Scritto da gommosa alle 18:39

Sono finalmente uscita da casa.

Essì perchè stupida come sono avevo dimenticato il caricabatterie del cellulare giù, a circa 600km di distanza. E come potete ben capire il filo non è così lungo da potermi permettere di tenerlo attaccato alla presa in camera mia, e pretendere di ritrovarlo in valigia a fine viaggio. Eh no.

Allora sono andata in quel dell'Euronics e ho comprato 14,50 euro di caricabatterie nuovo. Ma li mortè.

Dopo un tripudio di bestemmie e visto che ormai avevo varcato timidamente l'uscio di casa. Mi sono recata dal mio, e vostro, caro amico fruttarolo. Si si, ricordate bene quello delle prugne. Quello egiziano. Si proprio lui.

Insomma vado con i più malsani intenti: mi carico di frutta e fanculo alla dieta. A parte il caldo e il sudor d'ascelle sotto quel sole maledetto, mi sono chiesta: " e mo come te la porti sta vagonata de frutta a casa?".

Perchè c'e' da sapere che oltre ad essere flaccida e molliccia, i miei  muscoli soffrono di una grave malattia chiamata movite tu che me movo io. Insomma per farla breve nun gliela fanno.

C'è anche da sapere che in questo periodo si trovano floride angurie americane dal fruttarolo. E visto che a casa mia c'e' l'usanza di comprare le angurie a quintalate, potevo mai esimermi dal farlo in una grande città? No siori. Ovviamente no.

Ho preso la più grossa che avevano. L'ho auscultata secondo i moderni mezzi, ossia du nocchini tra panza e testa, ne ho ammirato la robustezza, e infine l'ho fatto pesare e l'ho pure pagato siori.

Ma giunti al momento di portarli via mi è sorto il dubbio: vuoi vedè che nun ce la fo? E infatti non ce l'avrei mai fatta. Allora lui, il salvatore delle zucchine, l'uomo del monte, il fruttarolo più figo ed egiziano de Roma, si è offerto di accompagnarmi fino al portone di casa. Fantastico.

Mai arrivata a casa così leggera dal peso delle buste. E soprattutto mai arrivata a casa senza avere il lago di Garda a destra e quello di Como a sinistra delle mie braccia.

Non vi dico l'imbarazzo però. Tentavo di fare le domande più disparate del tipo:" Come va?";"Fa caldo eh?". Cercando di capire le risposte. Potenza di encefalo.

Arriviamo al portone. Mi aspettavano due piani di scale.Ma lui cavaliere fino alla fine ha trascinato l'anguriazza fin su. Mi ha salutato con un bacino sulla guancia ed è sgattaiolato via.

Senza chiedere una lira di più.

Ragazzi è ufficiale: C'ho il culone grande!  

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mercoledì, 20 giugno 2007
Scritto da gommosa alle 21:05

Quando il medico di base ti prescrive un antibiotico per neonati, da far ingurgitare al gatto una volta al dì a secondo del suo peso in aggiunta a instillamento di due goccie due di collirio, la cosa diventa complicata.

Siccome oramai ho una certa esperienza. Scrivo un piccolo vademecum per chi come me, si rivolge ad un medico di famiglia anzicchè ad un veterinario come sarebbe logico fare se quest'ultimo non fosse in ferie.

1) Prendere il gatto.

Prima di tutto trovare il gatto. Perchè egli, da astuto felino, si sarà nascosto in qualche anfratto, in quanto vede e prevede le torture a cui lo sottoporrete.

Stanata la preda, indossare guanto protettivo multistrato antiartiglio antidenteappuntito e prenderlo per la gola. No no fermi, non strangolandolo. Agitate nell'aria il pacco di croccantini e dite con voce soave:

"Qui qui micio...pappa...vieni che ti do la pappa..."

Quando egli con fare circospetto avrà portato il suo di dietro peloso lontano dal pertugio, agguantatelo con i guanti, che troverete stranamente utili quando la belva nascosta nel vostro splendido micino comincerà a fare brandelli di quella che poteva essere la vostra mano, ed invece è un guanto.

2) Pesare il gatto.

Staccate con la delicatezza di una ruspa il gatto dal vostro guanto ridotto ormai ad un colabrodo. Posate il gatto sulla bilancia. E vedrete che non pesa nulla. Per fortuna. Poteva mai un gatto pesare 100 kili? No.

Allora riconettete gatto e guanto alla vostra mano e portatelo in cucina. Stendete un velo pietoso di scottex o un panno o ciò che vi pare sulla bilancina da cucina (che carina la fa la rima). Attenti alla tara. Prendete una calcolatrice e fate la differenza. Trovate il Peso Netto Sgocciolato. Trovate un peso approssimativo di 2 -3 kili.

Non siate pignoli. Il gatto si dimenava e il peso esatto dopo un lungo studio statistico sarà al valor medio dei due valori ottenuti.

3) Iniettare l'antibiotico

Caricare la siringa di antibiotico fino alla tacca 2 kili e 50. No, non due kili e 50 grammi di antibiotico: la siringa è tarata sul peso. Vabbuò lasciamo perdere.

Prendere il gatto. Lottare con lui. Fategli vedere chi comanda. Infine atterratelo, e sedetevi comodamente sopra. No, così lo ammazzate. Insomma tenetelo per terra con le vostre gambe foderate di doppio strato di morbidezza scottex. Approfittate di un suo momento si smarrimento e mettetegli la siringa in bocca. Premete fino a fine corsa.

4) Ripetere tutto se necessario

Soddisfatti dell'opera, il gatto, che è un bastardo dentro, farà uno starnuto e vi sporcherà tutto il pavimento di quella sbobbetta bianca che voi avete tanto faticato per propinargli. Ripeti dal punto 3). Altrimenti passa al 5).

5) La resa dei conti

Sbarrare gli occhi del vostro micio che sarà a questo punto terrorizzato. Minacciatelo di infilarlo nella vasca da bagno. Se non intende mollare. Piangete e chiedete pietà.

6) Instillare le goccie di collirio

Approfittando del momento di buon cuore del micio, che si vede singhiozzare, instillate due goccie per occhio. Godetevi il bagno di collirio che il miciò vi sottoporrà, mentre giocoso fa no-no con la testolina alla velocità della luce.

7)Pulite il pavimento. Ricomprate un nuovo paio di guanti per l'indomani.

MaoADueZampe

(Il rientro nella capitale mi permette di postare la foto di Spillo in tutta la sua...altezza...)

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martedì, 19 giugno 2007
Scritto da gommosa alle 10:07

A casa ho un gatto. Per la verità più che un gatto è un pinguino.

Il mio gatto si chiama Spillo. E Spillo, vi dirò, è davvero un gatto strano. Oltre alla sua malsana abitudine di camminare sulle zampe posteriori, reggendosi come se fosse un umano, o meglio un pinguino, ha la capacità di emettere un diverso miagolio a secondo di ciò che intende dire o meglio miagolare.

Spillo

(a grande richiesta la foto di Spillo che però non è in versione pinguinesca)

Quando emette un:" Maoooooooooooo maooooooooooo" sta gridando aiuto. In sostanza qualche gatto deve aver varcato i confini del regno, e siccome è un pò fifone invoca l'aiuto del pubblico. Segue rincorsa con scopa. E dalli al gatto invasore!

Se miagola un: " Màmà ". Sta chiaramente chiamando Mamma. Che poi è anche mia madre. Quindi si è guadagnato l'appellattivo di fratello Mao. Solitamente chiama mamma, nelle situazioni più coccolevoli, ma spesso anche quando si è scagazzato e ha il culo tutto zozzo, ma anche quando sostiene che i nuovi croccantini gli fanno schifo e vorrebbe gentilmente quelli di marca ReGatto o GattoSuperLusso.

Quando invece interloquisce con me preferisce usare gli artigli e quei dentoni appuntini, che mi verrebbe da chiamare canini, ma in verità sarebbero gattini. Almeno secondo me. Amabilmente giochiamo alla lotta, e gioca che ti rigioca la partita finisce sempre che io sanguino in qualche punto dei miei arti inferiori e superiori e lui sghignazza. E mamma urla.

Con mio padre i rapporti sono saltuari. Loro non si parlano. Diffidano perchè entrambi maschi. E tentano la conquista del posto di re del pollaio. Spillo, però che è più furbo tenta di ingraziarselo e la sera quando papà rincasa lui gli si struscia vicino, si fa toccare il naso e poi infila tutta la testa nelle sue ciabatte. E non so come fa a non morire asfissiato. Solitamente emette un:" Uhmf..." . Come a dire: ma chi me lo fa fare ammè dico io.

Con mia sorella si snobbano. Sono i più piccoli di casa. Quando lei suona il pianoforte. Lui le salta addosso e si fa una passaggiata sui tasti neri e bianchi cantando una marcetta che fa tipo:" MaoMaoMaoMà". Competitivi.

Con nonna invece i rapporti sono conflittuali. Se viene lasciato solo in casa, si dirige nell'appartamento di nonna e combina danni per vendetta sull'unico membro della famiglia sempre presente in casa. Poi nonna esce la sua arma segreta: la scopa. Ed è tutto un urlo e uno sgattaiolamento nel vero senso della parola. Perchè è proprio il gatto che sgattaiola.

Ora però Spillo non sta tanto bene. Starnutisce in continuazione. Ha gli occhietti che gli lacrimano, e sono cerchiati di scuro, nonostante lui sia un bellissimo micio bianco a pelo lungo. Per questo si è guadagnato l'appellativo di Gatto Mascarato o Zorro per gli amici. Noi che siamo una famiglia attenta alla cura dei nostri membri componenti, l'abbiamo portato dal medico. Ma non dal veterinario. No dal medico di famiglia. Che, come fa con noi, non è stato ancora capace di guarirlo. L'abbiamo minacciato di ritorsioni.

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giovedì, 07 giugno 2007
Scritto da gommosa alle 13:51

Intendiamoci non che io sia contro il matrimonio. Essì che sono dolce come una torta al limone, essì che sono un'inguaribile egocentrica, essì che non ci penso minimamente a dare tutto di me a un qualsiasi stronzo di genere maschile che mi passi d'innanzi. Però il matrimonio ha una base di smielatezza, talmente eccessiva che ci casco anch'io e puntualmente mi emoziono.

L'ultimo matrimonio a cui ho partecipato è stato qualche anno fa. A distanza di qualche tempo si son sposati pure due altri amici. Fidanzati da 9 anni. Una tortura che si prolungava da troppo tempo. E così come nella migliore delle favole ieri hanno detto si. Si, ad un patrimonio da delapidare in abiti e cene e fiori; si, a dividere ogni attimo della propria vita; si, a essere carini e gentili i primi anni di condivisione e poi pronti a spararsi rutti e scoregge come se niente fosse.( e non fate gli schizzinosi che tanto lo so che in tutte le famiglie succede).

Insomma tutto sommato il matrimonio non è poi così orrendo come volevo farvi credere, attenzione non che sia bello che il partner ti emetta a meno di due centimetri dal viso una gustosa flautolenza, ma è tutto talmente romantico che ci si può chiudere un occhio. E pure il naso.

Tutto questo se al matrimonio della vostra vita non sia presente mio padre. E siccome io al mio non potrò evitare che lui ci sia, allora eviterò direttamente l'evento.

Mi spiego. Mio padre è notoriamente orbo. E nonostante ciò non porta gli occhiali. Da più di 50anni ormai.

La sua è una vista strana. Dico sempre io che vede ciò che vuole vedere. In altre parole, se incontra una persona face to face difficilmente la saluterà, perchè dice lui, non ci vede. Poi putacaso incontra la stessa persona (figlia compresa) da dietro, ti chiama e si sbraccia come un bimbo che ha visto le giostre la prima volta. La cosa non si spiega se non con il suo amore per il culi. Ma di questo ve ne parlerò un'altra volta.

Dicevovi che ai matrimoni è ingestibile. Inizia con il chiamare i camerieri e soprattutto le cameriere con la forma del loro di dietro. Vi fo un esempio:

"Scusi signorina Mandolino...che mi porterebbe un'altra posata?"

"Scusi FormadiPero che me la farebbe una cortesia?"

Perchè dice lui così fa prima che dire semplicemente signorina/signore. Poi prosegue con la lettura del menù. E qui viene il bello. Perchè i menù moderni sono tutti fighissimi e con le scritture talmente piccole che ci vorrebbe una lente d'ingrandimento per scovare tra i fregi delle parole sensate.

Così il papi, chiama l'aiuto dal pubblico e inforca su quel delizioso naso gli occhialetti da lettura di mia madre. Già così è uno spettacolo che vi risparmio. Se poi si risparmiasse lui stavolta, di leggere a voce alta quello che crede di aver capito, farebbe cosa buona e giusta.

E ieri al matrimonio di quegli amici l'ha rifatto. Essì che io l'avevo avvisati di non invitare anche i miei. Comunque prende il menù dal centro del suo piatto e si dà alla lettura.

" Dunque ci sono due primi"

"Si si lo leggiamo non occorre che lo faccia tu per noi papà"

"Allora iniziamo con: SMERDOLINI in crema d'asparagi....ma ma che roba è!!"

"Papàààà...c'e' scritto SMERALDINI non SMERDOLINI...ti prego non cominciare eh!"

"AHAHAHAH ma pensa...ed io che credevo che...vabbè meglio così....poi abbiamo TROIETTE ai frutti di mare"

"Papàààààà ma allora lo fai apposta...sono trofiette...trofiette..."

"Ah ah si si...aho e io che ne sapevo così leggo....che poi lo sai che Francesco (lo sposo) è un pò perverso e pensavo che..."

"Zitto non pensare...non parlare...e soprattutto non leggere..."

"Si vabbè mo vedi...ehhhhh senta scusi CulSchiacciato che mi porterebbe due troiette ai frutti di mare invece che l'altro primo? No sa com'è gli smerdolini li farò a fine cena..magari a casa mia..."

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martedì, 05 giugno 2007
Scritto da gommosa alle 18:31

Aho...A Dio?!?

Essì che ssò tu fija. Essì che me voi bene. Però nun c'era mica bisogna de allagà tutto in codesto modo nè?

Occhettufai. In fondo so ragaaaazzi.

(Ho mischiato almeno 3 vernacoli diversi...so potente...)

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martedì, 05 giugno 2007
Scritto da gommosa alle 18:25

Io adoro i bambini.

No dico davvero mi piacciono un sacco, me li pucciomangerei tutti di coccole. Mi faccio amabilmente tirare i capelli da quelli piccoli e insultare dai più grandicelli. I nostri sono giochi sinceri di chi ha voglia di divertirsi in modo spensierato.

Una volta ho trovato due pischelletti che giocavano sul mio pianerettolo. Facevano qualcosa tipo il gioco della lotta, cosa da maschi per intenderci. Li trovaii con i visini pieni di paura di un mio imminente rimprovero, a mo di sandwich mentre se le davano di santa ragione. Tanto che poi non so come, si finì che loro le davano di santa ragione a me.

A parte lividi, escoriazioni e contusioni varie, giocare con i bimbi è davvero divertente.

Certo quando lo si può fare. Ovvio che nella vita di una povera studentella come me, si alternino giorni di cazzeggio libero e spontaneo a giorni in cui culo e sedia si fondono in preparazione di qualche esame.

La cosa diviene ben più pesante quando arriva la bella stagione. Fa caldo (o quasi). Le scuole chiudono. Bambini starnazzanti giocano sotto al portico. Si urlano si chiamano. Magari ti chiamano anche:

"Bimbaaaaaaaaaaaaaaaaa vieni a giocare con noi????? Facciamo le torte di fango e le vendiamo!!!"

E tu, buon studente, sai che non puoi andare a giocare. Sai che ti aspettano onde elettromagnetiche in tutte le salse. E rosichi. Si rosichi. Perchè loro giocano, ridono e scherzano e tu non puoi.

E poi fanno un casino della madonna.

Ti sale la rabbia. Vorresti ucciderli tutti ad uno ad uno. Ti prende l'impeto di sterminare tutta la famiglia di antenati e successori. Ma poi, quando tutto sembra finito, ecco che...

PIOVE DI SANTA RAGIONE.

Si piove. Diluvia. Tuoni. Lampi. Magari pure grandina.  Tutti in casa bambini su! Le mamme raccattano i figlioletti pucciati sotto l'acqua scrosciante.

Eh Dio c'e'. Io ne ho le prove.

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