Quando in tv parlano di non far uscire i vecchi da casa se c'e' troppo caldo come in questi giorni, e fuori ci sono almeno 45 gradi centigradi all'ombra, dite al giornalista di inserire anche me nella categoria.
Si che il nomignolo affibiatomi da tempo immemore dagli amici è nonna, però non pensavo fino a questo punto. Comunque fatto sta che ho messo il naso fuori dalla porta. Per fare che? Va bene confesso: mi sono scrofanata quei dieci chiletti di anguria praticamente il giorno stesso che l'ho comprata. Sono andata dal fruttivendolo.
Ho fatto una doccia preventiva, per calmare i bollenti spiriti. No non è vero, dovevo semplicemente lavarmi.
Mi sono guardata e schifata contemporaneamente per il mio aspetto fisico e per il mio biancume cutaneo.
Fresca di doccia, ho tentato di infilare i jeans. Non ci sono riuscita. Non salivano oltre venticentimetri sul ginocchio. Mi sono allarmata: vuoi vedere che l'anguria mi si è fermata tutta sui fianchi?
Poi per non deprimermi ho dato la colpa al caldo, che si sa non fa scivolare bene i tessuti sulla pelle, colpa del sudore, cattivo il caldo, ti dò le botte, e cose così.
Ho infilato una gonna, legato i capelli e sono uscita. Trotterellavo nelle mie scarpette che sono sempre troppo grandi per il mio piede minuscolo, e incontro l'egiziano poco prima di arrivare al suo banchetto. Gli comunico che avevo fagocitato tutta l'anguria, semini compresi, e lui gaudente me ne va a scegliere un'altra.
Stavolta però si offre si portarmela a casa il fratello più piccolo. Chissàcom'è ho rifiutato l'offerta e goffamente ho preso l'anguria e l'ho sollevata con un solo braccio. Svoltato l'angolo l'ho posata a terra e ho fatto una trentina di secondi di pausa, che a fare la spavalda non ce la facevo più.
Torno a casa sconsolata, portando l'anguria in braccio come se fosse un bebè. Tant'è che quello del primo piano mi ha chiesto se gli avessi dato un nome al piccolo striato di verde.
Vista la mia proverbiale fortuna, l'ascensore era in manutenzione proprio oggi che io mi portavo da sola una quindicina di chili di anguria. Salgo le scale in una pozza di sudore e incontro Bellimbusto, quello del piano di sopra. Sarà che c'ho l'ormone facile, sarà che il tizio si è scolpito nell'arco di qualche mese un pettorale non indifferente, sarà quel che sarà, mi sono innamorata pure di lui.
Mi ha salutato con fare gentile, ma ha proseguito per la sua strada senza degnarmi di uno sguardo.
Le ipotesi per cui Bellimbusto non mi si fila di pezza sono le seguenti:
a) Ha scambiato l'anguria per un bimbo vero ed è scappato all'idea di un rapporto serio con pargolo extraconiugale.
b) Avrà sentito l'odore dell'ascella pezzata (che poi detto tra noi sudavo in ogni dove) ed è scappato all'idea di un rapporto di cui si sentiva la "puzza" di bruciato ancor prima che nascesse.
c)Il palestramento è solo finto, in realtà i pettorali dirompenti sono solo i cosiddetti muscoli di cartone e non se la sentiva di fare brutta figura.
d) Ho davvero un culo troppo grosso.
Come dice una mia amica ai poster l'ardua sentenza.





