Ieri un caro amico, nel primo pomeriggio, probabilmente abbottato di cibo fino all'inverosimile, mi ha fatto una confessione che ora rigiro subito a voi. Perchè m'ha sconvolto, ed aperto finalmente gli occhi.
Tale amico, ribadisco forse obnubilato dallo stracotto d'asino avvolto nella pancetta con contorno di parmigiana, o forse semplicemente pazzamente innamorato di me, mi ha svelato una osservazione che celava in cuor suo dal 25 gennaio circa.
Il 25 gennaio, cari miei lettori moccia-friends, lo sapete, è uscito quel capolavoro cinematografico di Scusa Ma ti Chiamo Amore. Roba che Kubrik si è impiccato dopo la sua visione, per essersi sentito nettamente inferiore come regista.
In lutto per il caro Stanley, non sono andata a sedermi di fronte al telone bianco a gustarmi la trama, l'intreccio, la storia coinvolgente ed appassionante, le discese ardite e le risalite, e quel gran gnocco di Raoul Bova.
Fortuna che ci pensano gli amici ad aprirti gli occhi.
Pare infatti, che la protagonista femminile del colossal, sia una certa Michela Quattrociocche. Una regazzina. Per di più mia sosia.
Ebbene sì signori, il mio amico dixit: Gommy, siete sorelle separate alla nascita.
E' da ieri che più ci penso, e più non posso che dare ragione al mio amico.


Due gocce d'acqua nevvero?
Ecco. Vado da Moccia a rivendicare il mio diritto di controfigura. Posso girare le scene pericolose del film: baciare Raoul Bova ad esempio. Non sia mai che alla signorina Quattrociocche venga l'herpes.





