"Allora, che facciamo ci possiamo avere l'un l'altro?"
"No"
Sipario.
"Allora, che facciamo ci possiamo avere l'un l'altro?"
"No"
Sipario.
Correva l'anno 2007. Ovvero quest'anno. In una data imprecisata, pressocchè al primo albeggiare delle belle giornate. La gommy si avviava con sospetta allegria ad iniziare una giornata di lezioni pesanti et pallose all'università.
Il buongiorno di vede dal mattino. E poi si sa il mattino ha l'oro in bocca. Anche se io sto ancora a cercarlo quest'oro che devo fare la catenazza truzza, che poi per dispetto la devo regalare a mio padre. Insomma dicevo la gommy, spinta da una bella giornata, col clima mite, pensò di indossare la sua prima scarpettina senza calze.
Di quelle scarpettine che ti devono stare al piede come un guanto. Sennò cammini come una papera su un letto di uova. Ma io che ho il piede piccolo e pure sottile non avevo previsto la possibile possibilità che il piede nel corso dell'inverno mi si fosse rimpicciolito. Cosa che avviso tutti è nota come sindrome da rifugio in se stessi dei ditini piccini picciò.
Dopo una interminabile attesa ed un improbabile colloquio con un sudamericano che cercava rifiugio politico proprio a casa mia, arriva un autobus. Ma non il mio. E allora e dalli che riaspetti altri venti minuti, e dalli che il sudamericano a sto punto era pronto per una proposta di matrimonio, così c'aveva il permesso di soggiorno. Mica perchè gli piacevo.
Arriva finalmente il catorcio che mi avrebbe salvato dall'omaccione con i malsani intenti. L'autista apre le porte per farmi salire. Io salgo. Si richiudono le porte.
La sensazione che ho avuto subito dopo la chiusura delle porte è stata di freddo, sporco, ma anche un pò di solitudine. Quelle sensazioni che ti lasciano il vuoto dentro. Che non sai perchè ti succedono. E stai lì a pensarci. Immobile. Davanti all'autista.
Mentre facevo queste elucubrazioni, e mi interrogavo sui perchè del mondo, come ad esempio
Perchè se Dio c'e' non mi ha reso più bella e magra?
Perchè se Dio c'e' non esiste il teletrasporto?
Perchè Valeria Marini c'ha i soldi e io no?
E via così. Per farvela breve. Mentre io sospiravo dinnanzi a cotanta manchevolezza del mondo odierno, mi accorgo di essere salita sull'autobus, ma di aver lasciato a terra un pezzo di me. Della mia parte più intima.
Si una scarpa.
Avevo perso una scarpa. Ma come si fa. Cioè uno sale sull'autobus e perde una scarpa. Dico io è normale?
Fatto stà, che l'autobus era ripartito. E nel panico, ma anche con la grazia e lo stile che mi contraddistingue sempre ho declamato:
"Ma porca di quella grandissima BIP, eccheccaBIP, mi capitano tutte a me, vaffanBIP.
Fermi tutti. Ho perso una scarpa. Autista si fermi"
L'autista mi ha guardato incredulo. Un pò scioccato per la tiritera di santi che avrò buttato giù, un pò per la mia idiozia. Comunque ha avuto pietà di me e si è fermato.
Ora l'idea era scendere e zompettare su un piede solo e arrivare fino alla fermata. Probabilmente sarei stata lo zimbello di tutti. Ma che potevo fare?
Fortuna volle che il sudamericano di prima, mosso a compassione aveva inseguito l'autobus con la mia scarpina in mano. E poi si sa i sudamericani corrono come delle schegge. Insomma arriva mi da la scarpina mentre io sono ancora sull'autobus. Ma gente comincia a spazientirsi. L'autista mi minaccia di farmi pagare gli straordinari. Saluto velocemente il sudamericano. Gli dico che lo sposerò per ringraziarlo. Si chiudono le porte. Riparte l'autobus.
Infilo la scarpina. Mi giro verso l'autista, che mentre guida mi guarda impietoso e dice:
"Aho a cenerentola, essì che l'autobusse è aranscione. Ma te pare che lo poi scambià pe na zucca? "