martedì, 07 ottobre 2008
Scritto da gommosa alle 14:38

Non so se voi ci avete mai fatto caso.
No, perché io ci ho fatto caso solo ora. Solo oggi sono giunta alla conclusione che lo studente è un animale solitario.
Sulla parola solitario potremmo discutere quanto volete. Su quella animale invece mi pare non ci siano dubbi.
Ma avete di idea di quanto sia disgustoso osservare i comportamenti bizzarri del ragazzo studente, proprio nell’atto dello studiare?
Ho sempre sostenuto che in biblioteca non si potesse studiare. Prima pensavo perché c’è tanta gente, troppa confusione, eddai vieniti a prendere un caffè, e fai pausa con me, e l’hai vista quella come si è vestita oggi?, ma questo capitolo si deve fare?, oh ma tu ce l’hai le dispense…
Invece non è possibile studiare perché non si può assumere la forma animalesca.
Lo studente medio durante lo studio si trasforma:
-    occhiale da combattimento che se no la vista si stanca e poi papà deve pagare l’oculista, e      spendo più in montatura che in lenti.
-         abbigliamento comodo. Un maglione oversize con le tasche piene di fazzolettini rigorosamente usati e mai buttati, un pantalone in tessuto stretch così posso mettere una gamba piegata sotto il culo, poi pure l’altra, no poi mi metto seduta in ginocchio, poi con una gamba poggiata sul tavolo, poi entrambi i piedi, poi mi alzo, poi mi risiedo, poi mi si infilano le mutande fra i glutei e poi incrocio le gambe sulla sedia…
-         capelli raccolti (per le donne) (ma anche per alcuni uomini), con pinze pinzette molle mollette elastici berrettini triccheballacche e bombe a mano.
-         calzini (per le donne) (questo vale solo per noi) tanti calzini, pure più di un paio, rigorosamente colorati, a righe, a pois di un colore che preferibilmente stoni con tutto il resto dell’abbigliamento da infilare sopra i pantaloni per testare la tenuta stagna.
-         corredo di snacks, spuntini e lipidi vari in formato sacchetto, per oleare ben bene le pagine del libro così le sfoglio meglio e toh una macchia di cioccolato proprio lì su quella parola che era importantissima ai fini della comprensione dell’intero capitolo e che adesso non puoi più leggere e sicuramente il professore, che lo sa che hai mangiato la cioccolata, guarda sicuro come la morte, te lo chiede all’orale e poi è inutile che bestemmi che ti devi limitare nel mangiare schifezze guarda tanto è tutto inutile…
-         e sigarette a volontà se fumate. Io non fumo per cui non scrivo niente. Tiè così imparate a buttà soldi al catrame.
Ma non solo è una questione formale lo studio, ma diventa vero e proprio trauma il non poter esprimere totalmente i propri tic nervosi.
C’è chi dondola continuamente il piede. Che alla settecentesima volta che ti dice: “scusami, non ti urterò più!” , tu glielo vorresti amputare quel piedino (di norma un bel numero 45 che ad ogni oscillazione movimenta una quantità d’aria pari allo spostamento delle pale eoliche).
C’è chi si gratta. Dappertutto. In tutti i posti possibili ed immaginabili. Chi dietro la schiena, chi sulle gambe, chi sulla testa, chi dietro il collo.
C’è chi fa le pulizie. Unisce l’utile al dilettevole. E via di pulizia delle narici, con annesse e connesse orecchie, chi si dedica ai brufoletti da stress e alla fine tutti dopo aver passato in rassegna tutti gli orifizi (non siate maliziosi) finiscono col passare dal cavo orale, che ce lo dicono sempre che l’igiene dentale è importante e via con la pulizia dei denti e delle dita e delle unghie impiastricciate di tutto quel ben di dio raccolto in precedenza.
C’è poi chi si mangia le unghie e chi invece proprio la pelle delle dita.
C’è chi, e l’ho visto con i miei occhi, si puntella il braccio con la punta della matita e si procura piccole microferite e ne gode sadomasticamente.
C’è chi non si soffia mai il naso e tira su il muco con un rumore che è tutto un progetto.
C’è chi mastica la gomma e fa un cick ciack che te manna ar manicomio (trad: che ti rende talmente intollerante da parti quasi diventare pazzo).
C’è chi fa tutto questo con nonchalance e chi invece si guarda circospetto.
 C’è chi fissa il muro.
E c’è chi dice no.
Io rientro in quest’ultima categoria. Ed in biblioteca non ci vado più a studiare.
Così posso mettere gli occhiali, il mollettone, i pantaloni bucati, tre o quattro strati di calzini, toccarmi, grattarmi, dondolarmi e muovermi come mi pare senza che nessuno stronzo col pc connesso alla rete wireless dell’università scriva di me su di un blog e lo pubblichi ridendo alle mie spalle.
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mercoledì, 26 settembre 2007
Scritto da gommosa alle 18:02

Da quando l'università si è trasferita a Cicoria non si vive più.

Uffici stravolti. Gente disperata. Bacheche inesistenti. Segreterie in panico.

E poi loro: i maledetti Badge.

Che sono i badge? Ecco io l'ho scoperto giusto in questi giorni, quando mi sono resa conto che le porte dell'università si sono popolate di strani individui in divisa e di tanti altri in vesti da studenti con un tesserino appeso al collo.

Ecco il badge è il tesserino magnetico. Che noi siamo un'università avanti e mo c'abbiamo il tesserino per entrare, il tesserino per pagare  mensa e parcheggio. E udite udite abbiamo la community.

Che sarebbe tutto bello se poi il tesserino funzionasse. O se il tesserino te lo facessero. Perchè qua siamo avanti pure nei metodi e la foto da appicicare su non la devi mandare tu. No. Ti presenti nell'ufficio "Gestione Identità" (si chiama così, giuro) ti siedi sullo sgabellino. Sorridi. Ti fanno la foto col viso sconvolto e te la stampano lì.

Ecco io e la Scuttle che non siamo sprovvedute e sappiamo che la gente guarderà unicamente il tuo tesserino e non la tua faccia la mattina quando ti incontra, due giorni fa ci siamo recate all'ufficio "gestione identità" tutte belle truccate. Copri il brufolo di là. Correggi le occhiaie di qua. Sembravamo moira orfei e uno dei suoi elefanti.
Arrivate splendide come non mai, abbiamo trovato l'ufficio chiuso.

Ci riproviamo il giorno dopo. Non ci facciamo spaventare da una porta chiusa.
Abito diverso, ma stesso spessore di fondotinta sulle gote il giorno dopo arriviamo sicure di trovare l'ufficio operante. Ed è stato così vero che c'era una fila di gente impomatata che finiva fuori al parcheggio.

Va bene. Ci riproviamo oggi.
Ennesimo cambio d'abito. E con assoluto divieto di indossare abiti bianchi che fanno effetto fantasma.
Niente fila. Fantastico oggi ce la facciamo.
Biglietto sulla porta:

"Oggi 26/09 l'ufficio Gestione Identità rimarrà chiuso per problemi tecnici "

La Gommy ha deciso che manda la sua controfigura per la foto. Che le dive non si concedono mai più di tre volte.

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